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Crema viso notte: come scegliere quella giusta per te

Per mantenere la pelle del viso sana e rigenerata, è essenziale applicare la crema viso sia al mattino che alla sera prima di andare a dormire. Tuttavia, è importante notare che le due creme hanno caratteristiche e funzioni diverse. I dermatologi stessi consigliano di acquistare due prodotti distinti: una crema per il giorno che fornisca una protezione durante il corso della giornata e una crema notte che abbia principalmente proprietà nutrienti. Se stai cercando la crema viso notte adatta, ecco alcune informazioni che possono esserti utili. Cosa avviene alla pelle durante la notte Durante la notte, la pelle del viso subisce un processo di rigenerazione e eliminazione delle tossine accumulate durante il giorno. Questo periodo di riposo è fondamentale per mantenere la pelle compatta, idratata ed elastica. Il ritmo circadiano, che regola il ciclo sonno-veglia, influisce sul metabolismo della pelle, con le cellule dell’epidermide che si moltiplicano fino a tre volte di più rispetto al giorno. È quindi importante seguire uno specifico regime serale per la cura della pelle.Tra le 21:00 e le 23:00, la barriera epidermica è meno attiva, quindi è il momento ideale per detergere il viso eliminando la pelle e rimuovere le tossine accumulate. In questo lasso di tempo, è consigliabile applicare la crema viso notte, poiché la pelle è più ricettiva ai nutrienti e agli attivi presenti nel prodotto. Durante queste ore, il microcircolo si intensifica, garantendo un maggiore apporto di ossigeno ai tessuti cutanei.Dalle 23:00 alle 6:00, avviene il vero e proprio ricambio cellulare, con le cellule morte che vengono sostituite dalle nuove cellule. In questo periodo, aumenta anche la produzione di collagene ed elastina, fondamentali per la struttura della pelle. Utilizzando i prodotti cosmetici giusti, come una buona crema viso notte, possiamo potenziare i benefici di questa rigenerazione cellulare notturna. Crema viso notte antirughe Le creme viso notte anti-invecchiamento sono particolarmente efficaci, poiché durante il sonno gli attivi penetrano più facilmente negli strati più profondi della pelle. Tra gli ingredienti più comuni in queste creme troviamo il retinolo, una forma della vitamina A, che favorisce il ricambio cellulare e aiuta a contrastare i segni dell’invecchiamento. Altri componenti utilizzati sono:● antiossidanti come il Coenzima Q10 e il Resveratrolo, che aiutano a contrastare l’invecchiamento causato dalla luce solare;● depigmentanti come l’acido azelaico o l’acido cogico, utili per ridurre le discromie e le macchie cutanee;● rivitalizzanti come i peptidi, che contribuiscono alla struttura del collagene e dell’elastina, rendendo la pelle più soda e compatta.● acido ialuronico, che idrata la pelle e la mantiene sana, agendo su diversi livelli del derma.Una crema consigliata è la BioNike Defence Xage Ultimate Crema Filler Notte Rughe Profonde 50 ml, formulata con biopeptidi, ideali per pelli mature con segni visibili dell’invecchiamento. Questa crema rende la pelle più vitale e rinvigorita. Crema viso notte per pelle mista Per le pelli miste, che possono essere grasse o acneiche nella zona ”T” e normali o secche sul resto del viso, è importante scegliere una crema notte leggera e non occlusiva.La Crema Nuxe notte anti-età Nuxuriance® Ultra, a base di Cellule Bi-Florales® di Zafferano e Buganvillea, è ideale per rigenerare, rimpolpare e ridefinire l’ovale del viso, con il 93% degli ingredienti di origine completamente naturale. Crema viso notte per pelle grassa Infine, per le pelli grasse, è consigliabile una crema notte con azione sebo-normalizzante e idratante leggera. Un esempio è la Euphidra Filler Crema Anti Inflamm-Aging 50ml, che idrata, riempie le rughe superficiali e promuove la produzione di collagene ed elastina grazie all’acido ialuronico a diverso peso molecolare. La presenza del Rame aiuta a ridurre i rossori e le discromie cutanee, mentre l’olio di vinaccioli regolarizza la produzione di sebo, rendendola adatta anche alle pelli maschili.

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Come scegliere un integratore brucia grassi

Con l’avvicinarsi della bella stagione, è tempo di riporre definitivamente cappotti, piumini, maglioni e pullover nell’armadio. Questo è il periodo in cui molte persone iniziano a pensare a rimettersi in forma per l’estate, e questi mesi sono cruciali per perdere i chili accumulati durante l’inverno. Tuttavia, è fondamentale farlo in modo sano e duraturo, evitando diete lampo dell’ultimo minuto che porterebbero solo a risultati temporanei. Inoltre, è importante non solo perdere peso, ma anche mantenere tonica la muscolatura e l’elasticità della pelle per evitare smagliature antiestetiche. In questo articolo, esploreremo come gli integratori possano essere un valido aiuto nella perdita di peso. Utilizzare i brucia grassi Oltre a seguire uno stile di vita sano e un regime alimentare equilibrato consigliato da un nutrizionista, si può considerare l’uso di integratori brucia grassi per accompagnare il percorso di dimagrimento. Questi integratori possono essere utili, ad esempio, per gestire la fame nervosa e integrare una dieta ipocalorica. È essenziale notare, però, che si tratta di prodotti classificati come integratori alimentari secondo la definizione della direttiva direttiva 2002/46/CE, che sono destinati ad integrare la dieta e non hanno pertanto scopi terapeutici.Questi integratori lavorano trasformando le riserve di grasso in energia, accelerando il metabolismo grazie a sostanze che inducono la termogenesi. È cruciale distinguere questi integratori da quelli che riducono l’appetito, poiché i secondi forniscono una sensazione di sazietà per evitare le tentazioni golose durante la dieta. Alcuni integratori contengono sostanze e fibre che, una volta assunte, aumentano di volume nello stomaco, riducendo così la sensazione di fame e l’appetito. Spesso si consiglia di aumentare l’assunzione di acqua per permettere a questi componenti di espandersi nello stomaco.Gli integratori brucia grassi sono particolarmente efficaci per coloro che hanno un metabolismo lento e possono contribuire ad aumentare la temperatura corporea, spingendo l’organismo a convertire i grassi in energia. Alcune sostanze comuni presenti in questi integratori includono guaranina, caffeina, teofillina, piperina, sinefrina (dall’arancio amaro), capsaicina, fucoxantina, teobromina, acido idrossicitrico (HCA).Tra gli ingredienti più ricorrenti troviamo il guaranà, il caffè verde, il tè verde, il pepe nero, il peperoncino, il fucus, l’arancio amaro e la garcigna, che contiene acido idrossicitico. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione alle controindicazioni di questi ingredienti, poiché possono causare effetti dannosi alla salute come aumento dei battiti cardiaci, improvvisa diminuzione della pressione sanguigna, irrequietezza e insonnia. Si sconsiglia l’assunzione di tali integratori durante la gravidanza o l’allattamento. Integratori per la perdita di peso Oltre agli integratori termogenici brucia grassi, esistono altre sostanze con effetto dimagrante che sfruttano diversi meccanismi biochimici. Ad esempio, il chitosano, derivato dei crostacei, agisce come un “magnete” dei grassi, impedendo l’assimilazione. La faseolamina, derivata dai fagioli bianchi, blocca la trasformazione dei carboidrati complessi in glucosio, riducendo così l’apporto calorico dei pasti. Il cromo, oltre a influenzare l’insulina, favorisce la trasformazione di carboidrati e proteine in energia. Kalory Emergency 1000 24 Ovalette è un integratore che contiene alcuni di questi componenti ad azione dimagrante. Oltre al cromo e alla faseolamina, include il Nopal, estratto dalle foglie del cactus, una sostanza ad alto contenuto di fibre che riduce il senso di fame. Inoltre, per contrastare il gonfiore addominale, la formulazione contiene anche l’estratto di finocchio, conosciuto per le sue proprietà carminative. Aggiungere drenanti e depurativi Gli integratori drenanti sono efficaci contro la ritenzione idrica, agendo sui reni per aumentare la diuresi e sul sistema linfatico per favorire il flusso della linfa. Gli integratori depurativi, invece, eliminano le tossine accumulate nel fegato, nei reni e nell’intestino.È importante consultare un medico o un dietologo prima di assumere contemporaneamente integratori brucia grassi e drenanti, poiché alcuni componenti termogenici possono avere anche un effetto drenante, il che potrebbe portare a disidratazione. Come scegliere un integratore brucia grassi? Quando si seleziona un integratore brucia grassi, è fondamentale considerare la composizione e i vari formati disponibili sul mercato, che possono includere sciroppi, stick orosolubili, compresse o ovalette. Ad esempio, Xls Brucia Grassi 60 Capsule, che contenente il composto Xanitrol, è tra gli integratori più popolari e ricercati, dal momento che contrasta efficacemente gli accumuli di grasso grazie a ingredienti come il tè verde, il caffè, il banaba e la garcinia.Ricordiamo sempre che l’attività fisica costante e un’alimentazione equilibrata sono fondamentali per ottenere i risultati desiderati e duraturi.

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Gli Antistaminici danno sonnolenza? Ecco cosa c’è da sapere

Con l’arrivo della primavera, oltre al clima mite e al risveglio della natura, ci troviamo di fronte anche alle famigerate allergie, con il loro bagaglio di starnuti e prurito. Gli antistaminici rappresentano la soluzione farmacologica a questa spiacevole condizione, ma è importante capire come agiscono questi farmaci e in quali situazioni possono causare sonnolenza. Cosa sono e come funzionano gli antistaminici Le allergie sono una reazione del sistema immunitario a sostanze che, sebbene del tutto innocue, vengono percepite come dannose dall’organismo. Queste sostanze, chiamate allergeni, possono variare. Possono nascere allergie alimentari, alla polvere, ai metalli, alle temute allergie stagionali, che si manifestano con l’arrivo di pollini e fioriture.Quando un allergene entra in contatto con il nostro corpo, il sistema immunitario reagisce rilasciando anticorpi specifici chiamati Immunoglobuline IgE, con il compito di “combattere” la sostanza considerata nociva. Questi anticorpi si legano a cellule chiamate mastociti che rilasciano istamina. L’istamina, a sua volta, si lega a recettori specifici, causando così i sintomi tipici delle allergie, tra cui starnuti, rinite, febbre da fieno, dermatite, orticaria, lacrimazione, prurito e tosse.La terapia principale per le allergie mira a sopprimere questi sintomi. Gli antistaminici agiscono colpendo i recettori e inibendo l’azione infiammatoria dell’istamina. Tipologie di antistaminici Gli antistaminici si possono classificare in diversi modi, tra cui il tipo di forma farmaceutica. Sul mercato si trovano antistaminici sotto forma di compresse, gocce da assumere per via orale, creme, pomate per uso topico, spray nasali o soluzioni iniettabili.Inoltre, gli antistaminici possono essere suddivisi in base agli effetti prodotti, come decongestionanti, broncodilatatori, anti orticaria, e altri. Alcuni antistaminici sono disponibili senza bisogno di prescrizione medica, chiamati antistaminici da banco, mentre altri richiedono una prescrizione medica per trattare allergie specifiche in modo più mirato.Gli antistaminici possono essere anche classificati in farmaci di prima, seconda o terza generazione. Queste differenze riguardano la struttura chimica, il tempo di azione, la durata degli effetti ed il meccanismo d’azione. Gli Antistaminici e la Sonnolenza Gli antistaminici di prima generazione, introdotti nel secondo dopoguerra, sono utilizzati ancora oggi. Alcuni di questi sono disponibili senza prescrizione medica, ma è importante notare che possono causare effetti collaterali come nausea, vomito, capogiri, secchezza oculare, secchezza delle fauci, aumento dell’appetito, ritenzione idrica e problemi di minzione.L’effetto collaterale più comune e invalidante è la sonnolenza. La maggior parte degli antistaminici di prima generazione è lipofila, il che significa che possono attraversare la barriera emato-encefalica, causando sonnolenza, rallentamento dei riflessi e calo di concentrazione. Alcuni possono influire anche sul sistema nervoso, producendo un effetto stimolante che causa irritabilità e agitazione. La risposta agli antistaminici varia da persona a persona, a seconda di come un individuo metabolizza il farmaco. Gli antistaminici di seconda generazione Gli antistaminici di seconda generazione, introdotti negli anni ottanta, sono stati sviluppati per ridurre la sonnolenza provocata dagli antistaminici di prima generazione. Anche in questa classe di medicinali ci sono molecole che possono dare un leggerissimo effetto sedativo come la cetirizina, ma in generale sono farmaci poco lipofili che quindi non riescono ad oltrepassare la barriera emato-encefalica. Molti medici propendono per questa categoria di antistaminici poiché hanno un effetto più lungo, arrivando sino alle 24 ore di efficacia, mentre la posologia prevede una minor frequenza nell’assunzione (solo una volta al giorno). Gli antistaminici di terza generazione Gli antistaminici di terza generazione sono una scoperta più recente, derivata dall’assimilazione di quelli di seconda generazione. Questi farmaci sono progettati per essere non sedativi, garantendo un effetto più duraturo e con minori probabilità di interazioni con altri farmaci.Un esempio di antistaminico di terza generazione è la fexofenadina, che si trova in farmaci come Fexallegra 10 Compresse Rivestite 120mg. Questo medicinale da automedicazione è indicato per alleviare i sintomi delle allergie stagionali, come la rinite. Una sola compressa può essere efficace per 24 ore, con un’azione rapida che allevia i sintomi già dopo un’ora dall’assunzione, senza causare sonnolenza o rallentamento dei riflessi. Come assumere gli antistaminici Come per ogni medicinale, è importante seguire alcune regole per la conservazione e l’assunzione degli antistaminici. Questi farmaci sono sensibili al calore e all’umidità, quindi devono essere conservati in un luogo fresco e asciutto.Alcuni antistaminici possono interagire con altri farmaci, aumentando il rischio di effetti collaterali come la sonnolenza. È importante non superare le dosi consigliate senza prescrizione medica. In molti casi, è consigliabile assumere il farmaco prima di coricarsi, soprattutto se ha un effetto sedativo.Infine, evitare l’assunzione di alcolici insieme agli antistaminici, poiché potrebbero potenziare l’effetto sedativo. In ogni caso è fondamentale consultare sempre il medico prima di assumere qualsiasi tipo di antistaminico.

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Condropatia Rotulea: cos’è e come si cura

Con il termine condropatia si indica una patologia che colpisce la cartilagine che si trova nelle articolazioni e può avere una gravità valutata su una scala da 0 a 4. Quando si verifica l’usura della cartilagine della rotula, si parla di condropatia rotulea. In questo articolo, vedremo nel dettaglio quali sono i sintomi e le opzioni per il trattamento della condropatia rotulea. Condropatia Rotulea: la funzione della rotula La rotula, conosciuta anche come patella, è un osso cruciale situato nella parte anteriore del ginocchio. La sua posizione anatomica è precisa: si trova di fronte alla parte inferiore del femore e sopra la parte superiore della tibia. Questa disposizione anatomica è fondamentale per il corretto funzionamento dell’articolazione del ginocchio. La cartilagine ricopre sia la superficie della rotula che quella del femore, agendo come cuscinetto che riduce l’attrito durante il movimento. Tuttavia, questa cartilagine è soggetta a usura nel corso del tempo. La rotula è inoltre un punto di ancoraggio vitale per i tendini: i tendini del quadricipite si collegano alla parte superiore, consentendo il movimento verso l’alto della gamba, mentre il tendine rotuleo si attacca alla parte inferiore, facilitando il movimento verso il basso. La rotula pertanto funge da fulcro essenziale per l’estensione della gamba, garantendo la stabilità e la fluidità del movimento nell’articolazione del ginocchio. Cos’è la condropatia rotulea e quali sono le cause La condropatia rotulea, conosciuta anche come ginocchio del corridore, è una condizione caratterizzata dal deterioramento della cartilagine situata tra la rotula e la parte terminale del femore. Questo processo può essere provocato da varie cause, tra cui traumi diretti all’articolazione del ginocchio, eccessivi sforzi e sollecitazioni, soprattutto durante l’esercizio fisico e da un allineamento anomalo della rotula rispetto al femore. Oltre ai fattori traumatici e ortopedici, l’invecchiamento è un’altra causa comune di condropatia rotulea. Inoltre, condizioni come l’infiammazione o un carico eccessivo sulle articolazioni, come nell’obesità, possono contribuire ai danni alla cartilagine. Alcune caratteristiche anatomiche, come il ginocchio valgo, dove le gambe assumono una forma a X, o il ginocchio varo, dove le gambe tendono ad inclinarsi verso l’esterno, possono aumentare il rischio di sviluppare questa condizione. I sintomi della condropatia rotulea I sintomi della condropatia rotulea possono manifestarsi con dolore e gonfiore nella regione del ginocchio, soprattutto dopo periodi prolungati di immobilità, come mantenere la posizione seduta per lungo tempo. La gravità della patologia è valutata su una scala da 0 a 4, dove lo stadio 0 indica una cartilagine normale e lo stadio 4 indica un grave deterioramento della cartilagine con possibile presenza di gonartrosi. Un riconoscimento precoce della condropatia rotulea, soprattutto nei suoi stadi iniziali, potrebbe portare alla risoluzione dei sintomi semplicemente con il riposo. Nei casi di stadio 2 e 3, invece, può essere prescritta una terapia farmacologica antinfiammatoria.Una via terapeutica sempre più diffusa, specialmente tra gli atleti, è la terapia rigenerativa. Esistono due tipologie di terapia rigenerativa:● terapia rigenerativa con cellule staminali prelevate dall’addome del paziente;● terapia rigenerativa con PRP, ossia il plasma ricco di piastrine.In entrambi i trattamenti, viene preparata una soluzione che viene iniettata nell’articolazione del ginocchio per promuovere la rigenerazione della cartilagine. Con la terapia PRP, si sfrutta la capacità rigenerativa dei fattori di crescita presenti nelle piastrine del sangue del paziente. Si esegue un prelievo di sangue che viene poi elaborato per concentrare le piastrine e infine la soluzione concentrata viene iniettata direttamente nel ginocchio. Tuttavia, per essere efficace, questa terapia richiede una specifica concentrazione di piastrelle nel sangue del paziente.Nel caso della terapia rigenerativa con cellule staminali, è necessario prelevare del tessuto adiposo dall’addome del paziente. Il tessuto prelevato viene poi frammentato e le cellule staminali ottenute vengono iniettate direttamente nell’articolazione del ginocchio. Questo intervento viene eseguito in sala operatoria con anestesia spinale.Infine, nei casi più avanzati della patologia, solitamente negli stadi 3 e 4, può essere necessario ricorrere all’intervento chirurgico per trattare la condropatia rotulea. L’adozione di un tutore per la condropatia rotulea L’utilizzo di un tutore per la condropatia rotulea può contribuire notevolmente a risolvere i sintomi e le infiammazioni associati a questa condizione. Spesso, il medico ortopedico raccomanda l’uso di un tutore per correggere il mal allineamento della rotula. Tra i tutori ortopedici più avanzati, troviamo Rotulgib® 3d Ginocchiera Rotulea – Dr Gibaud. Questa ginocchiera è progettata per favorire il riallineamento della rotula, offrendo una compressione di Classe 3, classificata come forte, grazie a un pressore tendineo e a un anello viscoelastico posizionato sulla rotula. Inoltre, nella parte posteriore del ginocchio, è presente una zona di decompressione traspirante. I tutori e le ginocchiere ortopediche rappresentano strumenti efficaci per favorire il corretto riposizionamento della rotula, contribuendo così a ridurre il dolore e a migliorare la funzionalità del ginocchio.

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Esame baropodometrico: cos’è e perché è importante farlo nell’età dello sviluppo

L’esame baropodometrico è una procedura non invasiva che rivela informazioni cruciali sulla distribuzione delle pressioni plantari e la postura. Nel corso dell’esame, vengono inoltre identificate anomalie di natura ortopedica che possono influenzare diverse parti del corpo, dalle gambe alla schiena. Questo tipo di analisi è di particolare importanza durante l’età dello sviluppo, poiché consente di individuare precocemente difetti posturali e anomalie muscolo-scheletriche, consentendo interventi tempestivi per prevenire problemi futuri. La postura è strettamente correlata all’appoggio del piede, e una postura sbagliata può causare alterazioni a livello scheletrico. In questo articolo, esploreremo cos’è l’esame baropodometrico, perché è importante farlo durante la crescita e come viene condotto. Cos’è l’esame baropodometrico? L’esame baropodometrico è un’analisi fondamentale per valutare la distribuzione delle pressioni plantari durante la posizione eretta e la deambulazione. Questo test non invasivo fornisce informazioni dettagliate sulla postura, sull’appoggio del piede e sulla salute muscolo-scheletrica. Come si svolge l’esame baropodometrico La valutazione baropodometrica viene effettuata da un podologo o da un tecnico ortopedico su prescrizione di un medico ortopedico. Si tratta di un esame che non richiede una preparazione propedeutica da parte del paziente e ha una durata di circa 20-30 minuti. Questo esame si suddivide in due fasi, una statica e una dinamica, per esaminare l’appoggio del piede, sia in posizione fissa, che durante la camminata. Il paziente viene invitato a salire su una pedana specifica, chiamata pedana baropodometrica, dotata di sensori che rilevano i seguenti dati:● la superficie d’appoggio del piede;● il baricentro nella posizione eretta;● il punto di massima pressione;● la pressione media;● i centri di pressione da fermo e durante la deambulazione;● lo spostamento del peso durante la camminata;● i tempi di carico;● la lunghezza e la durata del passo;● le percentuali d’appoggio dell’avampiede rispetto al retropiedeI dati vengono inviati ed elaborati da un software specializzato. Attraverso l’analisi dei risultati, è possibile individuare difetti legati alla morfologia del piede e alle alterazioni della postura. Questa valutazione consente di adottare diverse misure correttive, come la realizzazione di plantari su misura, la valutazione dell’efficacia di un’ortesi o la verifica dell’esito di una terapia farmacologica o chirurgica. In quali casi si deve effettuare l’esame baropodometrico L’esame baropodometrico è spesso prescritto da medici ortopedici per diagnosticare diverse condizioni, tra cui:● dolori ai piedi, agli arti inferiori, gonalgia o mal di schiena, al fine di indagare se tali disagi siano provocati da un difetto posturale.● stati infiammatori come fascite plantare, tallonite o tendinite, per individuare il trattamento più appropriato.● alterazioni strutturali del piede già evidenziate durante una visita podologica, come dita a martello, alluce valgo o piede cavo. Esame baropodometrico e bambini Per prevenire futuri problemi posturali e sintomi associati, è consigliabile effettuare una visita podologica e un esame baropodometrico fin dalla tenera età, a partire dai 3 anni. È particolarmente importante considerare questo esame nei seguenti casi:● problemi podalici;● presenza di dolori alle gambe o affaticamento durante il gioco o l’attività fisica;● difetti nella camminata, come le punte dei piedi che puntano verso l’interno o l’esterno durante la deambulazione. Grazie a questo esame, è possibile individuare e correggere precocemente alterazioni della struttura del piede pediatrico come il piede piatto, il piede cavo, il piede pronato, l’alluce valgo o il calcagno valgo. Questi difetti, se non trattati, possono causare disagi e dolori persistenti nel paziente.Approfittando della fase di sviluppo dell’apparato muscolo-scheletrico, è possibile correggere tali difetti ed anomalie facilmente, attraverso esercizi rieducativi, oppure con l’utilizzo di plantari su misura. La visita e l’esame baropodometrico sono inoltre fondamentali per la scelta delle calzature adatte e per valutare gli sport più indicati da praticare, oltre a valutare eventuali interventi di un fisioterapista per il rilassamento muscolare.

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Ipercifosi: cos’è e tipologie

L’ipercifosi, comunemente nota come “gobba” o “dorso curvo”, rappresenta una condizione spinale caratterizzata da una curvatura eccessiva della parte superiore della colonna vertebrale.Si manifesta quando le curve dorsali e sacrali della colonna vertebrale diventano troppo accentuate e la sua gravità dipende dall’angolo di curvatura. Se questo supera i 45 gradi, si parla di ipercifosi. Questo problema, che può manifestarsi in individui di tutte le età, presenta una varietà di cause che esamineremo in questo articolo. Scopriremo anche le diverse tipologie di ipercifosi, analizzando le loro caratteristiche distintive. Cause dell’ipercifosi Le cause dell’ipercifosi sono eterogenee e includono:● cattive abitudini posturali: una postura scorretta nel corso del tempo può contribuire significativamente allo sviluppo dell’ipercifosi. L’uso prolungato di dispositivi e l’adozione di posture scorrette possono influenzare negativamente la curvatura della colonna vertebrale.● problemi muscolari o legati ai tessuti molli: debolezza muscolare o squilibri possono alterare l’equilibrio della colonna vertebrale, contribuendo all’eccessiva curvatura tipica dell’ipercifosi.● patologie congenite: alcune persone possono essere geneticamente predisposte all’ipercifosi sin dalla nascita. Queste predisposizioni genetiche possono influire sulla corretta formazione e sviluppo della colonna vertebrale. Sintomi dell’ipercifosi I sintomi dell’ipercifosi, sebbene possano variare d’intensità da lieve a grave, possono influire significativamente sulla qualità della vita di chi ne è affetto. I sintomi più diffusi sono:● dolore alla schiena: il dolore alla schiena è uno dei sintomi più comuni dell’ipercifosi. La curvatura eccessiva della colonna vertebrale può esercitare pressione sui muscoli, legamenti e dischi spinali, causando disagio e dolore nella regione dorsale. La sensazione dolorosa può variare da un fastidio intermittente a un dolore persistente e acuto ● affaticamento muscolare: l’ipercifosi può portare a un affaticamento muscolare, poiché il corpo cerca di compensare la postura alterata. I muscoli coinvolti nella stabilizzazione della colonna vertebrale possono essere sottoposti a uno sforzo eccessivo, portando a una sensazione di stanchezza e debolezza. ● cambiamenti nella postura: la postura è spesso influenzata dall’ipercifosi. La curvatura eccessiva può causare un’inclinazione in avanti della parte superiore del corpo, contribuendo a una postura incurvata. Questi cambiamenti possono essere visibili esternamente e possono incidere sulla percezione di sé. ● difficoltà respiratorie in casi gravi: in situazioni più gravi di ipercifosi, la curvatura può comprimere lo spazio vitale per i polmoni, portando a difficoltà respiratorie. Questa complicazione può essere particolarmente pronunciata nelle fasi avanzate della condizione e può richiedere un intervento medico tempestivo. Tipologie di ipercifosi Esistono diverse tipologie di ipercifosi, suddivisibili in due macro categorie:● ipercifosi strutturale;● ipercifosi posturale. Ipercifosi strutturale Questa tipologia di ipercifosi può essere congenita, come nel caso del Morbo di Scheuermann, una condizione caratterizzata da un accrescimento osseo anomalo: le vertebre nell’area dorsale tendono a crescere cubiche e schiacciate nella parte anteriore, assumendo così la forma di un cuneo. Ipercifosi posturale L’ipercifosi posturale, come l’ipercifosi idiopatica, è causata da posture scorrette soprattutto in età adolescenziale. Occorre però differenziare un semplice atteggiamento cifotico e l’ipercifosi vera e propria. Il primo è un’anomalia posturale reversibile grazie a una rieducazione posturale. L’ipercifosi, invece, è una malattia e necessita di un iter terapeutico ad hoc. L’ipercifosi astenica, appartenente anch’essa alle ipercifosi posturali, è causata da posture errate e può essere gestita con terapia fisioterapica. L’ipercifosi congenita è invece la forma più grave, si sviluppa nella fase fetale come una malformazione della colonna vertebrale e l’unico rimedio in questo caso è l’intervento chirurgico. Cura dell’ipercifosi La diagnosi avviene tramite esami radiografici e visite ortopediche o fisiatriche. La terapia varia a seconda del tipo di ipercifosi.● terapia fisioterapica: per l’ipercifosi idiopatica e per il Morbo di Scheuermann, la terapia fisioterapica come il protocollo SEAS, è consigliata per rieducare la postura e rafforzare i muscoli Viene anche consigliato di praticare sport come il basket particolarmente indicato per correggere le cattive posture.● Ausili correttivi: in presenza di atteggiamenti cifotici, ausili come il richiamo dinamico dorsale per uomo e il richiamo dinamico dorsale per donna possono rivelarsi molto utili. Sono dei dispositivi B.A.C.K (Back Active Correction Keeper) consistenti in una maglia con 4 tiranti regolabili per correggere la postura data dall’ipercifosi astenica. Il Richiamo Dinamico deve essere indossato seguendo le indicazioni e per un periodo di tempo che aumenta gradualmente, raggiungendo un massimo di 8 ore. Inoltre i reggiseni posturali B1 Postural Bra® o il B2 Active® Bra sono adatti al trattamento delle patologie dell’ipercifosi. La consultazione con professionisti della salute è fondamentale per una valutazione accurata e la scelta del trattamento più adatto.

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Pressoterapia: cos’è e a cosa serve

La pressoterapia è una pratica terapeutica che mira a migliorare la circolazione venosa e linfatica, offrendo benefici sia estetici che clinici. Approfondiamo ora insieme cos’è esattamente la pressoterapia e come può contribuire al benessere generale. Cos’è la pressoterapia? La pressoterapia è un trattamento che implica l’uso di un macchinario elettromedicale, composto da due gambali, una fascia addominale, delle guaine per le braccia e una stazione di controllo gestita da un operatore professionista. Durante la sessione, il paziente indossa gambali costituiti da sezioni a tenuta stagna, i quali, attraverso l’insufflazione d’aria alternata, eseguono un massaggio drenante. Questo massaggio avviene grazie al gonfiaggio alternato delle camere ad aria presenti nei cuscinetti applicati sulle gambe e attorno all’addome. L’aria fluisce gradualmente, riproducendo un massaggio dei tessuti che meccanicamente stimola il movimento dei liquidi linfatici e sanguigni dalle aree periferiche verso l’interno. Ciò favorisce il ritorno venoso e l’eliminazione delle tossine. È importante sottolineare che la pressoterapia non causa dolore, al contrario, il paziente sperimenta una piacevole sensazione di rilassamento durante la procedura. Quando è consigliata la pressoterapia La pressoterapia si è dimostrata efficace per diverse patologie, tra cui:● edema: un accumulo di liquidi negli spazi tra i tessuti e nelle cellule, manifestandosi con un gonfiore visibile degli arti;● linfedema: caratterizzato dall’accumulo di linfa fuoriuscita dai vasi linfatici. Il linfedema può derivare dal sottosviluppo dei vasi linfatici (linfedema primitivo) o dall’occlusione di essi (linfedema secondario);● cellulite: condizione caratterizzata dalla formazione di noduli o buccia d’arancia sulla pelle, spesso nelle zone ricche di tessuto adiposo come cosce e glutei;● ritenzione idrica: accumulo eccessivo di liquidi nei tessuti del corpo, causando gonfiore e sensazione di pesantezza, di solito nelle gambe, caviglie e addome.● ulcere venose: ulcere dolenti o ferite a livello della cute che insorgono in casi gravi di insufficienza venosa cronica;● insufficienza venosa: questa condizione causa accumulo di sangue nelle vene, provocando sintomi come gonfiore e pesantezza, soprattutto nelle gambe.Inoltre, la pressoterapia si rivela utile in situazioni in cui si desidera:● rimodellare la silhouette: è un valido ausilio per chi vuole migliorare la forma di gambe e glutei;● recupero muscolare: favorisce il recupero muscolare, particolarmente utile dopo sforzi intensi;● drenaggio post operatorio: viene utilizzata per accelerare il processo di recupero dopo gli interventi chirurgici. Quali sono i vantaggi della pressoterapia? La pressoterapia stimola il drenaggio del sistema linfatico, ossigenando i tessuti e contribuendo a un’efficace azione detox. Può essere impiegata per la perdita di peso, accelerando il metabolismo e riducendo i cumuli adiposi localizzati. Inoltre, fornisce un effetto defaticante sulla muscolatura degli arti e induce uno stato di piacevole rilassamento. Gli atleti che praticano attività agonistica possono beneficiare della pressoterapia per eliminare l’acido lattico dopo allenamenti intensivi. Quanto dura un trattamento di pressoterapia Solitamente, una sessione di pressoterapia può durare dai 20 ai 30 minuti e, per essere efficace, la frequenza delle sedute dovrebbe essere almeno settimanale. Il numero totale di sedute varia a seconda della problematica trattata, ma spesso i risultati positivi possono essere riscontrati dopo un ciclo di 30 giorni. Chi non può fare la pressoterapia La pressoterapia è consigliata a partire dai 18 anni in poi. È sconsigliata invece nei seguenti casi:● trombosi o tromboflebiti;● dermatiti o irritazioni cutanee;● malattie cardiache, malattie del fegato e insufficienza renale;● malattie genetiche come l’emofilia o croniche come il diabete;● capillari fragili;● gravidanza e ciclo mestruale. Pressoterapia e cellulite La pressoterapia aiuta si rivela efficace nel contrastare gli inestetismi della cellulite, in quanto elimina il ristagno dei liquidi e la ritenzione idrica. Questo trattamento non invasivo offre un’alternativa vantaggiosa rispetto a interventi invasivi e costosi, consentendo di ottenere risultati simili a quelli di un massaggio drenante in un tempo più breve.

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Postura corretta: cos’è e come migliorarla

Le abitudini moderne spesso inducono a mantenere una postura scorretta, con conseguenze negative non solo sulla schiena ma anche su altri aspetti, come ad esempio il processo digestivo. Attività come lavorare al computer in posizioni non adeguate, trascorrere lungo tempo con lo smartphone o guardare la TV sdraiati sul divano possono influire sulla corretta posizione della schiena. A queste posizioni, vanno aggiunti anche gli sforzi fisici, come il sollevamento di pesi, che possono causare problemi muscolo-scheletrici e dolore di media o forte intensità. In questo articolo, vedremo insieme alcuni consigli per mantenere una postura corretta. Postura corretta: in cosa consiste Piuttosto che parlare di una postura corretta universale, è più appropriato discutere di posture adeguate in base alle diverse attività svolte, come stare in piedi, seduti o sdraiati. Sebbene non esista una definizione generale per delineare la postura corretta, si può affermare che una postura corretta è quella che rispetta le curve naturali della colonna vertebrale. In questo modo, i carichi vengono distribuiti uniformemente su tutti i dischi che la compongono. Nella posizione eretta, è cruciale mantenere la schiena dritta, allineata con la testa, con il peso distribuito su entrambe le gambe. Quando si è seduti, può essere consigliato l’utilizzo di un cuscino lombare per fornire supporto e seguire la curva naturale della colonna vertebrale. Spesso, le poltrone per ufficio sono già dotate di supporto ergonomico per agevolare una postura corretta. Il rapporto Inail “Conoscere il rischio” del 2022 sintetizza alcuni punti per una postura adeguata davanti al PC:● mantenere la testa dritta alla stessa altezza del monitor;● sostenere la schiena con un supporto lombare;● mantenere le braccia verticali senza sollevare le spalle, con gli avambracci paralleli al piano di lavoro;● assicurarsi che lo schienale formi un angolo di 90/100° con la seduta;● utilizzare un poggiapiedi leggermente inclinato per far sì che i piedi formino un angolo di 90° all’altezza delle caviglie;● assicurarsi che cosce e gambe formino un angolo di 90° all’altezza delle ginocchia.È inoltre consigliabile fare pause di alcuni minuti ogni due ore, poiché mantenere la stessa posizione a lungo può causare problemi circolatori e disidratazione del disco vertebrale.Per mantenere una postura corretta durante l’utilizzo di smartphone o tablet, è essenziale posizionare il dispositivo all’altezza degli occhi per evitare sovraccarichi nella zona cervicale. Quando utilizziamo lo smartphone, siamo portati a flettere la testa verso il basso e un’analisi pubblicata sul Surgical Technology International nel 2014 rivela che l’angolo di inclinazione del capo influisce sul carico che il collo deve sopportare. In una posizione normale, il carico sulla zona cervicale è di 5 kg, se incliniamo la testa di 15°, il peso aumenta a 12 kg. Piegando la testa di 45°, il carico arriva a 22 kg, mentre con un’inclinazione di 60°, comune durante l’uso dello smartphone, il carico può arrivare a 27 Kg.Per prevenire problemi associati a una postura da “smartphone”, è consigliabile fare pause frequenti e non fissare i dispositivi mobili per più di 15 minuti di seguito. Questo tipo di postura ricorrente può causare sintomi come rigidità del collo e delle spalle, formicolio nelle braccia e mal di testa, identificabile come sindrome Text Next.Anche la postura mentre siamo coricati richiede attenzione per preservare la salute della colonna vertebrale e dell’apparato muscolo scheletrico. Le posizioni supina o su un fianco sono considerate le migliori, mentre la posizione prona, a pancia in giù, non è consigliata poiché accentua la curva della colonna vertebrale a livello lombare e costringe il collo a una rotazione laterale innaturale. Cause di una postura sbagliata Le cattive abitudini rappresentano la causa più comune di una postura scorretta, ma esistono anche altre motivazioni che possono portare a posizioni inadeguate per la colonna vertebrale. Alcune di queste cause includono:● appoggio anomalo dei piedi: la postura può essere influenzata dall’appoggio irregolare dei piedi. Un esempio è l’usura non uniforme delle suole delle scarpe. Un esame podologico e baropodometrico possono essere utili per valutare i carichi a livello plantare;● malocclusioni delle arcate dentali: le malocclusioni dentali come il morso inverso (quando l’arcata inferiore sporge rispetto a quella superiore), possono causare infiammazioni delle articolazioni temporo-mandibolari, con conseguente contrattura anomala dei muscoli facciali. Questi disturbi possono influenzare la postura, causando dolori cervicali di tipo tensivo e mal di schiena;● disordini temporo-mandibolari: i disordini temporo-mandibolari possono derivare da malocclusioni dentali e portare a una contrattura anomala dei muscoli facciali;● problemi uditivi: le problematiche uditive, come la labirintite (infiammazione dell’orecchio interno) possono provocare perdite dell’equilibrio e alterazioni a livello posturale. Il sistema uditivo svolge un ruolo fondamentale nella percezione dello spazio;● perdita del tono muscolare o danni alle articolazioni: la perdita del tono muscolare o danni alle articolazioni possono portare a una postura non corretta. La compensazione del corpo può avvenire attraverso adattamenti posturali che, nel tempo, diventano abitudini scorrette. Le patologie causate da una postura sbagliata Le patologie causate da una postura non corretta possono interessare diversi sistemi del corpo, andando oltre l’apparato muscolo-scheletrico. Di seguito, un elenco di alcuni dei disagi associati al mantenimento di una posizione scorretta:● dolori alla schiena come lombalgia (parte inferiore della schiena), dorsalgia (parte superiore della schiena), cervicalgia (dolore cervicale);● sciatalgia: l’infiammazione del nervo sciatico;● dolori alle gambe: dolore diffuso o specifico nelle gambe;● artrosi: coxartrosi ossia una forma di artrosi che colpisce l’articolazione dell’anca;● mal di testa associato a tensioni muscolari e stress cervicale;● dolori articolari o muscolari: dolore nelle articolazioni o nei muscoli dovuto ad uno stress eccessivo;● vertigini: sensazione di instabilità e disorientamento;● vene varicose e problemi di circolazione: problemi vascolari legati ad una postura scorretta che può influire sulla circolazione sanguigna● disturbi di respirazione e apnee notturne: compressione del diaframma che può influire sulla respirazione e contribuire a disturbi del sonno come le apnee notturne;● cattiva digestione e reflusso gastrico: compressione del diaframma che può influire sulla capacità del corpo di digerire correttamente e contribuire al reflusso gastrico. Per aiutarci a mantenere una postura corretta l’azienda Dual Sanity ha sviluppato la linea di ortesi e-Keep. che include il K1 Posture Keeper, un dispositivo brevettato B.A.C.K (Back Active Correction Keeper),

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Cambio di stagione: tutti i sintomi e consigli

Con l’arrivo dell’autunno o quando inizia la primavera, periodi in cui si percepisce il cambio di luce e clima, molti di noi si sentono stanchi e affaticati. Questi sintomi fisici e mentali avvertiti da molti possono essere debilitanti e non sempre facili da gestire. Vedremo insieme alcuni consigli pratici per affrontare questo periodo di transizione sia dal punto di vista fisico e mentale. I sintomi del cambio di stagione Durante il cambio di stagione, il nostro corpo può manifestare diversi sintomi che vanno al di là delle semplici variazioni climatiche. È essenziale riconoscere questi sintomi per reagire in modo adeguato:● stanchezza e irritabilità: durante il passaggio tra le stagioni, è comune che il nostro organismo accusi stanchezza, affaticamento e irritabilità. Questi sintomi si manifestano spesso con l’arrivo dell’autunno o della primavera, ma sono sempre più rilevanti anche con l’inizio dell’inverno. Il motivo per cui avvertiamo affaticamento non è ancora stato spiegato scientificamente, ma sono stati condotti alcuni studi in merito. L’Università di San Diego ha rilevato che il cervello sarebbe in grado di percepire il cambio di stagione attraverso variazioni dei neurotrasmettitori dovute al cambiamento della luce diurna. Il nostro orologio circadiano viene influenzato dalle giornate più brevi, con un aumento della melatonina (ormone del sonno) e una diminuzione del cortisolo (l’ormone dello stress), contribuendo a sensazioni di stanchezza e sonnolenza;● irritabilità e problemi gastrointestinali: l’intestino, notoriamente sensibile ai cambiamenti, può risentire delle variazioni stagionali, manifestando sintomi come diarrea o stipsi. Mantenere l’equilibrio della flora intestinale è cruciale, e l’uso di fermenti lattici come Yovis 10 bustine bustine può contribuire al benessere intestinale.● variazioni dell’umore: le condizioni atmosferiche mutevoli possono avere effetti diretti sull’umore. Di recente, sono stati coniati anche nuovi termini per descrivere la tristezza e il malumore associati al cambio di stagione. “Seasonal Affective Disorder” (SAD), ad esempio, vuole indicare il disturbo dell’umore che caratterizza, per molti, le giornate autunnali ed invernali, probabilmente legato alla diminuzione delle ore di luce solare. Anche il winter blues, locuzione ormai di uso comune, identifica il calo umorale, l’apatia e la scarsa voglia di fare che sopraggiunge con l’inverno. Consigli per affrontare il cambio di stagione Oltre a riconoscere i sintomi, è cruciale adottare approcci pratici per mantenere il benessere durante il cambio di stagione.● migliorare il riposo: per essere più riposati, gli esperti consigliano di dormire almeno 7 ore a notte e mantenere orari di sonno regolari● fare esercizio fisico regolare: l’attività fisica moderata può migliorare l’umore e contrastare l’affaticamento. Fare una breve passeggiata all’aperto ad esempio, può contribuire a ricevere i benefici della luce solare● curare l’alimentazione: un’alimentazione corretta è un’altra arma importante per prevenire gli effetti dannosi del cambio di stagione. Si suggerisce di adottare una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura, con alimenti ricchi di vitamina C e magnesio. Il ruolo del magnesio nel cambio di stagione La sensazione di irritabilità e affaticamento può essere affrontata con l’assunzione di magnesio, previo consulto medico. Frutti come banane, avocado, fragole e pesche, oltre a noci, mandorle e pistacchi, verdure a foglia verde, crostacei, molluschi, semi oleosi e cereali integrali sono ricchi di magnesio. Tuttavia, il magnesio assunto attraverso l’alimentazione potrebbe non essere sufficiente a causa di fattori come il metodo di cottura e altre sostanze come le fibre o gli ossalati che ne riducono l’assorbimento.Integratori alimentari, come Massigen Magnesio e Potassio Forte Zero Zuccheri, ai quali vengono aggiunte anche la vitamina C, A ed E, con funzione antiossidante e di supporto al sistema immunitario, garantiscono una maggiore biodisponibilità e sono i più indicate per combattere fenomeni di stanchezza ed affaticamento. Se oltre al magnesio è necessario un plus di energia per superare una convalescenza oppure per affrontare periodi di studio o lavoro impegnativi, Massigen Pronto Recupero Energia Plus è un integratore più specifico. Fra i componenti troviamo, infatti, creatina e arginina che agevolano la trasformazione dei grassi in energia e le vitamine del gruppo B che svolgono un ruolo attivo nel metabolismo energetico.Adottare questi accorgimenti può aiutare a superare i cambiamenti stagionali, mantenendo energia e umore positivo.

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Dolore cervicale: come combatterlo con la postura e gli esercizi

Il dolore cervicale, noto come cervicalgia, è un problema comune che affligge molte persone nella vita quotidiana. Spesso causato da cattive abitudini posturali e mancanza di esercizio fisico, può compromettere notevolmente la qualità della vita. In questo articolo, esploreremo le molteplici cause della cervicale e vedremo come postura e esercizi mirati possono essere efficaci nel combattere il dolore. Le cause della cervicalgia La cervicalgia può essere causata dalla mancanza di attività fisica, che rende i muscoli fondamentali per il supporto della colonna vertebrale meno efficienti, contribuendo al dolore sia nella zona lombare che in quella cervicale. Sebbene lo sport e l’allenamento siano generalmente utili per prevenire la cervicalgia, è essenziale selezionare gli esercizi con attenzione, specialmente quando l’area cervicale è infiammata. Alcuni esercizi, come gli addominali, il workout su panca piana con il bilanciere o come quelli eseguiti con la “lat machine”, se non svolti correttamente, possono comportare un carico eccessivo sull’area dolente.È importante accompagnare l’attività fisica con un idoneo stretching di riscaldamento e post allenamento, così da preparare e allungare bene l’area interessata. È fondamentale anche prestare attenzione alla postura durante le attività quotidiane, una postura scorretta può infatti contribuire all’infiammazione della zona cervicale.La visita dal dentista e in particolare dallo gnatologo, può risolvere i problemi di cervicale legati a una malocclusione delle arcate dentali o al bruxismo, ossia digrignare i denti involontariamente soprattutto durante il sonno. Queste patologie possono causare un dolore ai muscoli facciali e alle articolazioni ATM (articolazione temporo-mandibolare) e un’infiammazione della zona cervicale e di tutta la schiena.Il dolore può derivare anche da cause di tipo traumatico, sia a carico delle ossa, che della muscolatura cervicale. È essenziale escludere condizioni più gravi come protrusioni discali, ernie o artrosi. Gli esercizi efficaci contro il dolore cervicale Dopo una corretta diagnosi dell’infiammazione del tratto cervicale, vengono spesso consigliati esercizi mirati, da praticare sotto la supervisione medica. Il primo esercizio serve ad alleviare la tensione a livello cervicale, soprattutto dopo aver trascorso molte ore davanti al computer. Stando seduti con la schiena dritta, appoggiata allo schienale, si flette la testa lateralmente, portando il lobo dell’orecchio verso la spalla. Quando iniziamo a sentire il collo tirare non bisogna sforzare, ma fermarci in questa posizione e poi tornare con il capo dritto. Un secondo tipo di esercizio consiste sempre nella flessione del capo, ma questa volta in avanti e indietro. Occorre portare il mento verso il basso e poi distendere il collo portando la testa all’indietro. Questi movimenti vanno svolti molto lentamente, in abbinamento alla respirazione e con le spalle sempre basse. Un terzo esercizio utile prevede la rotazione del capo da destra verso sinistra e viceversa, portando il mento in linea con la spalla. Si prosegue con un esercizio chiamato il “cobra”: per svolgere questo esercizio occorre sdraiarsi proni sul pavimento e appoggiare i palmi a terra in corrispondenza delle spalle. Espirando, è necessario spingere con le mani a terra, sollevando leggermente il busto. È consigliato mantenere la posizione per alcuni respiri, senza affaticarsi. La sedia ed il cuscino giusti La ginnastica posturale può essere molto utile per rafforzare il supporto muscolare alle vertebre. Oltre all’esercizio fisico, è però cruciale prestare attenzione all’ambiente in cui posizioniamo la testa, come sedie e cuscini.Per garantire una corretta postura durante lunghe ore trascorse alla scrivania, è consigliabile valutare l’acquisto di una poltrona ergonomica, specifica per la cervicale. Le sedie ergonomiche da ufficio o da gaming sono progettate con poggiatesta appositamente concepito per fornire un adeguato sostegno alla testa e possono essere dotate di poggia ginocchia.Poiché, generalmente, la maggior parte del tempo viene trascorso a letto, è essenziale procurarsi un cuscino adatto. Il Guanciale Cervical Plus FABE, per esempio, è un cuscino ortopedico sagomato, pensato per posizionare correttamente il viso e le vertebre del collo, evitando la compressione e permettendo loro di restare distese. Realizzato in poliuretano espanso, presenta una struttura indeformabile che mantiene la forma anche sotto il peso della testa. Questo cuscino è adatto specialmente per chi dorme supino o su un lato.Un’altra opzione per prevenire o alleviare la cervicalgia è il Guanciale Memory Foam per cervicale Fabe. Questo cuscino, caratterizzato da una doppia altezza, è realizzato in Memory Foam, un materiale che si adatta alla conformazione del corpo grazie alla sua memoria di forma. I fori nella struttura favoriscono una corretta aerazione, disperdendo calore ed umidità. La federa, realizzata in filato bioceramico, conserva il calore e lo rilascia sotto forma di raggi Fir, benefici per l’organismo poiché favoriscono la circolazione micro venosa e la riduzione della ritenzione idrica.

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